Passando da un canale a un altro mi imbatto in un film di Philip Marlowe in tv, calzato in questo caso dalla faccia da tosto di Robert Mitchum. Mi piace Marlowe, ha sempre delle battute di spirito fenomenali. Il suo era uno di quegli sguardi che vanno dritti al portafoglio, ad esempio, riferendosi alla occhiata maliarda che gli rivolge la Rampling. Eccezionale! L’intrico è al solito fitto e c’è sempre la buona dose di mazzate incassate, perché Marlowe è sempre lì che le becca e non c’è caso cui venga a capo senza prendere le busse veramente dalla qualunque. Poi non mi sono mai spiegato perché non tiene la porta di quel dannato ufficio mai chiusa, soprattutto in sua assenza. Ogni volta che rientra è come se abitasse nell’ascensore: la serratura è barbarie e due volte su tre ci trova già dentro qualcuno. Simili avventatezze non mancano di nuocere sovente perfino, se non specialmente, ai suoi alleati e ai suoi protetti. Ogni indagine è un crescendo di accoppati che il nostro si tira dietro come barattoli legati al paraurti posteriore della macchina degli sposi. La scia di defunti è la misura della sua marcia verso gli autori della malefatta. Il finale è una festa di pistolettate con la consueta notevole quantità di piombo che viene sparato a caso su traiettorie completamente inutili. L’approssimazione balistica comunque non impedisce a Charlotte Rampling di beccarsi un bel fischione tra le costole dal nostro private eye che, tenuto sotto tiro dal grilletto nervoso della signora, riesce a reimpossessarsi fulmineo dell’arma che gli era stata sottratta evitando per un pelo la puncicata fatale. Alla fine del film si palesa senza imbarazzo che l’investigatore non è manco riuscito a mettersi in tasca i soldi per comprarsi il biglietto della proiezione ed è uscito dal cinema strisciando sotto le poltrone.

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