E’ cosa risaputa che i Beach Boys abbiano dato il meglio inizialmente con i singoli, poi con “Pet Sounds”. Dopo, quando erano già una reliquia, persi nel mondo coi disastri personali (anche se con dei conti in banca invidiabili), le loro pubblicazioni si sono fatte sempre più fantasiose e ricercate. Dopo “Pet Sounds” ci sono gioielli come l’azzardo elettronico di “Love You” che godono di nulla reputazione, a parte l’episodio mitologico di un disco che sarebbe (stato) “Smile” (è notoriamente della partita il genio infallibile di Van Dyke Parks). E con questi, ovviamente, lo splendido testamento di Dennis Wilson fuori dall’ombra dell’ingombrante fratello: “Pacific Ocean Blue”.

Va bene che in “Call Me” sembra che la Harry si rivolga proprio a te, che in “Heart Of Glass” abbia l’eyeliner e il taglio di capelli che la fanno essere all’apice dell’appeal e definitivamente da impazzire, va bene che detenga il primato di primissimo white rap in “The Rapture”. Bene tutto: bene il crossover reggae, bene che la signorina D.H. Laurence Jr., in umile semi anonimato, canti tutti i cori dello splendido “Miami” dei Gun Club, non a caso prodotto e pubblicato da Chris Stein. Non saprei più quali e quanti altri meriti trovargli. Ma i Blondie all’esordio del 1976, in vena di canzonette anni ’60, sono una macchina pop infallibile.

I Chilli Willi And The Red Hot Peppers erano un gruppo rock inglese degli anni ’70 con una certa propensione al dixieland ed al suono delle paludi americane in genere. Vi militava un giovane Philip Lithman, poi chitarrista dei Residents ed in proprio con il nome di Snakefinger. Nell’opinione comune non valgono nulla, ma io trovo i loro quadretti musicali adorabili e fantasiosamente dotti come quelli della Penguin Cafè Orchestra, per fare un esempio, anche se su un piano molto più terreno. E sono pazzi un po’ come degli Holy Modal Rounders che abbiano fatto un giro sul battello a vapore con Michael Hurley e Jeffrey Frederick. Fatto non trascurabile, i Red Hot Chili Peppers si sono appropriati, senza nascondere la simpatia e l’affinità di spirito con i derubati, di una buona porzione del nome dei Chilli Willies. E poi dubito sia un marchio registrato, come non lo è “formaggio con le pere”.